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.:. piccolo corso di fotografia e tecnica fotografica .:.

ritrattoil ritratto - the portrait

Il ritratto è l'arte di estrarre da un volto le caratteristiche peculiari che lo valorizzino e/o che contestualizzino la figura cogliendone anima, vita e storia.

Propedeutico a questo esercizio è il guardare una serie di ritratti di grandi pittori, soprattutto quelli settecenteschi, in particolare facce e ritratti di Giambattista Tiepolo, maestro d'ironia e simbolismi.
Altra miniera di ritratti interessanti sono le foto pubblicitarie di riviste, nelle pubblicità di occhiali, orologi, gioielli.
Vi sono diversi ritratti, se escludiamo il soggetto che in questo caso è la merce da pubblicizzare, davvero straordinari, davvero da brivido, specie quelli apparentemente 'più semplici e puliti' e/o in bianco/nero.

ritratto Proviamo con l'esercizio di una foto costruita nel nostro improvvisato studio.
Ci occupiamo del volto 'puro' senza interazioni con l'ambiente, sfrutteremo solamente la luce che incide sulla pelle e le pieghe della bocca, del naso, degli occhi, delle orecchie.
Le inquadrature saranno 'strette' sul viso ('Close Up') o in primissimo piano, riprese da varie angolature.

Il soggetto sarà il volto di una modella, meglio se totalmente dilettante e senza alcuna esperienza. Purché disposta ad aver molta pazienza e cerchi di eseguire quelle che sono le mie intenzioni.

A cosa mi serve, cosa dovrei impare e in cosa mi sto allenando?

- a scegliere la modella, cosa solo apparentemente facile
- di un volto, valutare le valenze da far emergere
- ad abituarmi alla calma e alla concentrazione
- ad allenare la sicurezza nel sapere cosa fotograficamente fare
- ad interagire con la modella e saper dirigerla
- ad allenare l'occhio fotografico nel cogliere gli elementi caratterizzanti del volto
- ad allenare la rapidità nelle decisioni (fotografiche), perdere tempo è sempre controproducente
- a fare esperienza con la luce che illumina la pelle e con le ombre, desiderate o indesiderate

Nota importante: questo è un esercizio per fare esperienza, non devo preoccuparmi di un risultato finale 'da concorso fotografico', bensì di 'capire' come le varie situazioni e combinazioni di luci ed espressioni si comportano e che potenzialità o problematiche emergono. L'obiettivo è sperimentare se quanto immagino ('pre-vedo') nella mia mente si traduce nel risultato voluto.
ritratto

passo passo faccio così

  • preparo l'attrezzatura fotografica, serve il cavalletto, obbligatoria la reflex, un solo obiettivo attorno al 100 di focale, possibilmente un 100 fisso (meglio ancora se macro) con grande apertura di diaframma, non serve nient'altro
  • posso già impostare la macchina
  • imposto il bilanciamento del bianco sulla posizione 'sole'
  • per questo compito posso utilizzare il formato 'RAW'
  • imposto manualmente la sensibilità: 400 o 800 Iso fanno al caso, la 'grana' (digitale) sarà un po' morbida ma non sgranata
  • se la macchina lo permette, imposto una risoluzione 'morbida', ma normale va comunque bene
  • disattivo il 'faretto' per la messa a fuoco, disturba enormemente la concentrazione della modella
  • chiaramente non utilizzerò il flash
  • quasi tutte le foto saranno alla massima apertura dell'obiettivo, la soluzione migliore è il programma a priorità dei diaframmi
  • devo concentrarmi sul soggetto pertanto l'automatismo di esposizione va benissimo
  • solo in alcune pose correggo l'esposizione con compensazioni in più o in meno dell'esposizione automatica, predispongo perciò la macchina ad usare pulsanti ausiliari a questo scopo oppure prendo l'abitudine a questo genere di correzioni
  • va molto bene anche la messa a fuoco automatica, l'importante è essere smaliziati nel rendersi conto di dove la macchina mette a fuoco, solo in qualche foto passo alla messa a fuoco manuale, tutto questo mi serve per essere più veloce (vedi più avanti) e mantenere maggiore concentrazione sul soggetto
  • deve essere una giornata di sole o comunque luminosa
  • predispongo lo studio, è minimale ma estremamente funzionale, semplicemente una sedia accanto ad una finestra che riceve la luce del sole, con una semplice e normalissima tenda RIGOROSAMENTE BIANCA e senza lavorazioni, pieghe, buchi o vuoti
  • può essere utile un pannello di polistirolo bianco di almeno un metro quadro, da posizionare dalla parte opposta della luce per creare, quando serve, un lieve rischiarimento diffuso dalla parte scura
  • se possibile la seduta nella sedia deve essere leggermente più alta del normale (magari mettendo dei cuscini o dei rialzi) e leggermente inclinata in avanti, ideali gli sgabelli un po' alti e senza schienale usati nei bar, in questo modo la modella sarà costretta a mantenere una postura più elegante e tonica
  • una seconda sedia per il fotografo, ideale con le rotelle e braccioli per appoggiare quando serve il gomito
  • mi siedo anch'io in modo da essere alla stessa altezza del volto della modella
  • niente elementi estranei, devo concentrarmi, quindi niente cose come musica di sottofondo, altre persone che 'guardano e consigliano'
  • tutte le luci devono essere spente, la stanza poco illuminata e solo di luce naturale, bene se vi è un'altra finestra che comunque non deve interferire con lo sfondo delle mie foto
  • la modella non deve avere trucchi, al massimo cose leggerissime quasi invisibili
  • analizzo il soggetto con attenzione, partendo dal portamento (facendole fare qualche passo) per poi passare al viso, l'elemento che mi interessa, scrutando con molta calma e in profondità il disegno degli occhi e le pieghe della bocca
  • il mio obiettivo sono foto di un volto che non devono estrarre emozioni particolari ma, semplicemente (si fa per dire...), fissare 'staticamente' parte del viso, in particolare gli occhi
  • in questa serie di foto voglio poche, o nulle, interazioni con l'ambiente, solo il volto 'puro', nella sua staticità per ricavarne la bellezza pura del disegno che la natura ci ha donato
  • alcune foto le scatto con il cavalletto, altre a mano libera per la rapidità d'azione e per cogliere momenti 'extra posa' e più improvvisate
  • ci sediamo entrambi nelle sedie, la modella con la finestra di lato alla distanza di un metro, con le braccia leggermente sollevate ma non incrociate, le spalle leggermente orientate verso la finestra
  • io mi siedo di fronte leggermente più lontano dalla finestra, sarà la mia posizione 'di base'
  • spiego alla modella cosa voglio fare
  • mi raccomando nel spiegargli che non stiamo facendo foto 'da fotomodelle, da miss italica o padanica, stages di moda, book sexy' e cose simili e questo deve essere un pensiero costante nella sua mente
  • il parlare in maniera molto sobria, perfino avara di parole, e il fatto di stare seduti attenua l'emotività e il nervosismo
  • devo dimostrarle sensazioni di estrema calma, tranquillità e sicurezza (fotografica), il tutto in maniera molto sobria
  • le spiego che farò una serie di foto, abbastanza da vicino, spostandomi 'attorno' al suo volto, dalla posizione frontale alla tre quarti, al lato controluce ed anche da posizioni leggermente più basse e più alte rispetto al piano del viso
  • le dico che praticamente non deve fare nulla, solo rimanere tranquilla e rilassata, ma non 'svampita', deve mantenere tono muscolare e, soprattutto, concentrazione e intensità nello sguardo
  • durante gli scatti basterà solamente qualche semplice comando: alza e abbassa leggermente la testa, accenna ad un sorriso, socchiudi gli occhi, alza una mano vicino alla bocca, sposta i capelli dietro l'orecchio, ecc.
  • è importante, specie con donne giovani, non toccarle per 'metterle nella giusta posa', molto meglio mimare l'espressione
  • non serve che le dica che le inquadrerò in maniera molto stretta gli occhi o riprenderò un orecchino, oppure che le 'catturo' il profilo con un puro tratto di luce, la parte strettamente tecnica me la tengo per me
  • passo all'azione, è il momento del silenzio e della concentrazione
  • eseguo scatti cadenzati intervallati da qualche secondo di concentrazione nei quali stacco l'occhio dal mirino e fisso il volto (per 'scoprirne' le valenze), tra uno scatto e l'altro non lascio passare troppo tempo, giusto qualche secondo al massimo una decina (è comunque una enormità per chi sta ad attendere)
  • durante gli scatti, attendere troppo oltre a trasmettere alla modella sensazioni di insicurezza (fotografica) le fa 'scadere' la concentrazione e si rischia la 'liquefazione', scatti troppo a raffica, invece, sono controproducenti e fastidiosi, fanno tanto 'stages' di moda, una cosa da allontanare totalmente dalle nostre due menti
  • poco prima di scattare, quando ho deciso cosa fare, le dico dove guardare (facendole muovere solo gli occhi), naturalmente non verso l'obiettivo

ritratto

Come sempre la parte più importante del lavoro iniza dopo le riprese fotografiche, quello che un tempo era la camera oscura.

Scaricate le foto sul computer le guardo una ad una con moltissima attenzione, più volte, a lungo, cercando maniacalmente tutti i difetti tecnici, gli errori delle pose, i pregi e difetti delle posizioni delle luci e delle ombre e scoprendo le potenzialità di quel volto, spesso anche cose che mi erano sfuggite, soprattutto cerco quelle espressioni appena accennate che potrebbero essere maggiormente valorizzate.
Mi prendo tutto il tempo che serve per questo, anche riprendendolo dopo qualche giorno, dopo una leggera 'digestione'.
Faccio delle prove trasformando in bianco/nero alcuni scatti, poi valuto attentamente e possibilmente obiettivamente confrontando il risultato tra il bianco/nero e il colore, che dovrebbe comunque essere quasi un monocromatico della pelle.

Lo scatto è buono se sono attratto nel fissare a lungo la stampa, trattenuto da una sensazione di ipnosi che mi costringe a scandire tutte le parti del riquadro, accarezzando tutti gli elementi a fuoco e leggermente fuori fuoco, in luce o in ombra, che dovrebbero darmi anche sensazioni di profondità e un leggero brivido di emozione che parte dalla punta del mio naso e poi mi scorre lungo la schiena.

Ora posso riprendere l'esercizio, richiamo la modella o provo con un nuovo soggetto?

ritratto

stessa modella, stessa luce, posa simile,
la differenza è tra un leggero teleobiettivo (100mm foto sopra) e un leggero grandangolo (35mm foto sotto)


I prossimi passi?

Progettare cosa 'estrarre' di una persona: la bellezza delle fisionomie, la sensualità, la malizia, la timidezza, l'innocenza o dare uno sguardo sulla sua profondità di pensiero, oppure sensazioni di gioia o di tristezza.
Oppure ancora fare una 'caricatura' eventualmente utilizzando obiettivi super-grandangolari e andando contro a tutte le regole e le buone prassi.

Una cosa è certa: sarà molto più difficile quando dovrò adeguarmi ad un'altra situazione senza poter scegliere il soggetto, il ritmo di lavoro e il contesto (per esempio se ambisco a qualche foto 'da cerimonia'), tuttavia questa esperienza mi tornerà preziosissima.

mimica, espressione, espressività del soggetto

Dopo aver imparato come disporre la modella e controllare le luci è la volta di giocare con l'espressività, vera anima della foto ritratto.
La modella dovrà essere in grado di tradurre pensieri in espressioni del proprio viso, per questo serve allenamento e doti naturali non a caso è più facile lavorare con modelle professioniste, tuttavia la vera guida è nelle mani del fotografo.
E' il fotografo, infatti, che deve suggerire l'espressione che cerca nella modella e, appena quell'espressione cercata si materializza nel volto, deve saper coglierla nella maniera più caratterizzante e valorizzante.
E' pertanto un lavoro a due che deve andare di conserva, nel quale entrambi devono essere preparati allenati ed affiatati, con la coscenza che la qualità del risultato è una specie di catena, forte come il più debole dei suoi anelli.

Iniziamo con qualche esercizio.
Cerchiamo una espressione che focalizzi uno stato d'animo e la svisceri nelle sue declinazioni.
Per esempio qualcosa che riguardi la paura.
  • vedere la paura
  • stupirsi per la paura di altri
  • empatia per la paura di altri
  • avere paura
  • provare paura
  • scappare dalla paura
  • cercare la paura
  • rincorrere la paura
  • fare paura
  • trasmettere paura
  • allontanare la paura
  • ecc...
Ora passiamo ad altri tipi di stato d'animo.

ritratto ambientato

Fatta esperienza e acquisita dimestichezza con il ritratto 'puro', dove ci siamo esercitati con le problematiche, soprattutto facciali, dalla disposizione delle luci, alla postura, all'espressione, possiamo passare al ritratto inserito in un contesto ambientale riconoscibile, quello che definiamo 'ritratto ambientato'. Si può spaziare dal mezzobusto alla figura intera, inseriti dal paesaggio largo allo sfondo naturalistico, all'ambientazione architettonica.

La problematica si sposta sull'interazione tra ambiente e ritratto puro.
La difficoltà consiste nel'aggiungere forza (emotiva, comunicativa) al ritratto in virtù dell'ambiente che lo circonda.
Non è una somma tra ambiente e ritratto, ma un qualcosa che deve produrre 'valore aggiunto' rispetto a questi due filoni.

Non è un filone del reportage, nel quale si vedono persone che emergono dal contesto ambientale, in questo caso maggior protagonista è 'il contesto'.
Non è un 'paesaggio con persona', altro filone nel quale la figura assume il ruolo di unità di misura, soprattutto per dare profondità e ordine di grandezza al paesaggio, oppure per creare un 'punto forte' in un contesto in cui a volte è difficile trovare una chiave di lettura.
Nel ritratto ambientato il protagonista deve essere 'il ritratto'.
L'ambiente non può, comunque, essere visto come una semplice 'cornice' e, ancor meno, come pennellate di colore sfuocate o sfuggenti.

Deve esserci una interazione lineare, leggibile, tra figura e ambiente.
Che non significa solamente 'continuità', può anche essere 'rottura', 'contrasto'. Stiamo parlando di toni di colore, e di luce, di fluidità e continuità tra figura e sfondo, ecc.
Restando tra regole e regolette, in questo contesto assume straordinaria importanza, forse è il filone che maggiormente ne guadagna, la "regola dei terzi". Beninteso non deve essere accademismo, ma pratica digerita nella quale riuscire a credere (fotograficamente) alla forza che questo genere di posizionamento del soggetto può aggiungere. Come per tutte le regolette, c'è poi la possibilità di infrangerle, magari proprio per creare 'rottura' e 'contrasto'.

Il più importante dei filoni del ritratto ambientato è la fotografia di matrimonio o di cerimonia in generale.

Qualche regoletta e suggerimento per le foto ritratto di una modella

Sono solo regolette... non prendiamole troppo sul serio...

Preliminari
  • preparati... con largo anticipo, anche di giorni, studia la location, analizza le luci, pre-vedi le pose
  • conosci la modella... qualche chiacchera per capire la personalità e osservare l'espressività
  • falle fare un po' di movimento... passi, corsette, saltelli per stancarla un po' e tranquillizzarla
  • mettila in rigida posa... per poi, con una battuta disarmante, romperle... la posa, per portarla a più naturalezza
  • non toccarla mai... mima, sobriamente, le pose e le espressioni
Posizioni: postura, arti, testa, viso
  • in generale la perfetta simmetria degli arti è controproducente, a meno che non si voglia proprio sfruttare questo difficile posizionamento
  • ogni elemento doppio - piedi, gambe, braccia, mani - deve avere una posa diversa, gli occhi invece... devono essere perfettamente simmetrici, a meno che...
  • spalle allineate simmetricamente e gambe 'ben piantate' e leggermente larghe danno sensazioni di forza e non sono adatte alla naturale eleganza della donna
  • la posizione delle gambe è fondamentale per controllare la postura
  • se in piedi, un piede più in avanti aiuta a ridurre la dimensione apparente della coscia
  • se in piedi, sbilanciare leggermente il peso sul piede indietro aiuta ad una postura più elegante
  • se in piedi, un leggero, elegante, accenno di appoggio verso un oggetto verticale - albero, muro, mobile, sedia, tavolo - aiuta la posa naturale e rilassata
  • sia in piedi che seduta, le gambe non devono essere rigidamente diritte, come pure schiena diritta ma non rigida
  • se seduta, meglio una gamba leggermente più piegata
  • le spalle meglio non siano esattamente simmetriche alla stessa altezza, quindi anche un braccio va leggermente più piegato dell'altro
  • le braccia non devono essere rigidamente piegate a gomito a 90 gradi e vanno tenute morbide e leggermente scostate dal busto
  • meglio braccia leggermente piegate, morbide e leggermente scostate dal busto
  • braccia troppo diritte e rigide danno sensazioni di eccessiva formalità
  • le mani meglio posizionate per inquadrarle lateralmente, più di taglio che di dorso
  • per rendere più naturale la posa della mano utile un oggetto da tenere elegantemente in mano oppure l'appoggio su di una superfice particolare, senza tuttavia far cadere 'il focus' della foto su questo elemento
  • per la donna meglio dita distese, per l'uomo mano leggermente chiusa da' più forza
  • pollici nella tasca e mani sui fianchi per esprimere forza e sicurezza o, anche, sfida e spocchiosità
  • mani in tasca solo per il filone 'casual'
  • il torace leggermente ruotato rispetto al bacino snellisce la figura, sia in piedi che seduta
  • busto leggermente piegato in avanti, verso la fotocamera, provoca coinvolgimento
  • tirando leggermente con i muscoli posteriori le scapole all'indietro si esalta la linea dei seni
  • mento leggermente avanzato evita il formarsi dell'inestetico 'doppio-mento'
  • nei ritratti frontali o di traverso, il naso non deve 'uscire' dalla line dell'ovale del viso
  • testa leggermente reclinata all'indietro provoca senso di sfida
  • testa leggermente reclinata in avanti verso basso, esprime potere
  • testa leggermente piegata verso la spalla più in primo piano e leggermente più alta dell'altra provoca ammiccamento e ironia
Espressioni
  • sguardo lontano oltre l'obiettivo provoca sensazione di tensione e mistero
  • guardare 'in macchina' suggerisce 'contatto' e 'intrigo', oppure sfida
  • posizione seduta, orientativamente, per un soggetto più informale e rilassato
  • non serve un bel sorriso per tutte le occasioni, anche l'espressione rilassata-naturale valorizza molto
  • prima del sorriso con la bocca, bisogna sorridere la mente e trasmetterlo con gli occhi
  • gli occhi sono il vero soggetto di un ritratto, devono emergere, luccicare... magari anche aiutando con accurate luci
  • giocare con le varie espressioni delle emozioni sempre in maniera molto sobria, il confine con la ridicolaggine è molto labile

note e approfondimenti

approfondimenti circa il ritratto, e non solo


  • premessa importante
Come, alla fin fine, nella scrittura e nella fotografia non esistono 'regole' così non esistono 'classificazioni'.
Le classificazioni ci aiutano a raggruppare e a capire più facilmente di cosa stiamo parlando, ma in reltà non esistono distinzioni nette, semmai infinite sfumature 'di confine' tra due tematiche che definiamo classificazione.
Per capirci, non esiste una distinzione netta tra un ritratto 'puro' e un ritratto 'ambientato'.
Ci spostiamo verso il 'puro' quando più mancano elementi di contorno o accessori, limite estremo può essere il solo occhio di una modella. Ci spostiamo verso l''ambientato' quando è riconoscibile il contesto. Tra questi due estremi una infinita serie di sfumature.

In questo caso, come primo passo per un lavoro di approfondimento della nostra tecnica fotografica, ragioneremo di 'classificazioni'.
Non di certo per inquadrare le cose o giudicare fotografie di altri, ma semplicemente per scopi didattici, per fare in modo di smaliziarci sul significato e la forza delle nostre composizioni fotografiche.
Una specie di allenamento mentale al vedere e, soprattutto, al riuscire a cogliere la profondità delle sfumature del ritratto. Per poi un giorno tentare di riuscire (forse...) a fare come i maestri della fotografia.
Iniziamo cioè a lavorare sulla qualità del risultato o meglio 'profondità' del risultato, allontanandoci sempre più dal semplicismo ritrito per inoltrarci verso quella che possiamo definire 'arte-e-comunicazione'.

Ricordiamoci sempre e comunque di sdrammatizzare. Come "sono solo canzonette", queste "sono solo fotografie"...
ritratti e classificazioni
Per prima cosa lavoriamo su tre tipologie di ritratti, o meglio sarebbe dire due tipi di ritratti e un tipo di paesaggio. Con la convenzione che parliamo sempre e solo di una sola persona ritratta, non foto di gruppo.
Vale a dire
  1. il ritratto 'puro'
  2. il ritratto 'ambientato'
  3. ambiente con figura umana
Abbiamo già un primo problema, serio. Come distinguere tra questi tre parametri.

Costruiamoci queste regole
  1. Nel primo caso foto in cui l'unico elemento disponibile è il volto o il mezzobusto in cui non vi è niente di riconoscibile, se non sfumature di luce, oltre al soggetto.
    Questo allo scopo di valorizzare l'espressione "pura" del soggetto. Il suo carattere, la sua anima. Deve ammaliarci per quello che ha dentro o per le sensazioni che vuole o riesce ad esprimere.

  2. Nel secondo caso possiamo spaziare dal volto alla figura intera, tuttavia vi deve essere una interazione con elementi estranei alla figura e che definiamo 'ambiente'. Dico "interazione" con l'ambiente e non solamente "riconoscibilità" dell'ambiente, in quanto è proprio questo il momento "chiave" della composizione. Quindi anche se l'ambiente o lo sfondo circostante è riconoscibile, non è un ritratto ambientato finché quell'ambientazione, sia essa anche solamente abbozzata o anche molto stilizzata, non diviene parte fondante della composizione. E comunque il soggetto principale, cioè la faccia della modella, deve essere sempre ben visibile.
    Ci serve per "estrarre" qualcosa di più complesso, non necessariamente una espressione più "profonda e interiore" come nel ritratto puro. Una specie di lavoro "di sponda" dove l'ambiente "dà il LA" e il soggetto risponde immergendosi in quell'ambiente per sprigionare sensazioni od emozioni che non potevano venir decodificate (da chi guarda la foto) con il ritratto puro.
    Per un principiante, in questo caso, concettualmente è più facile "impiantare" la foto partendo dall'ambiente e poi trovare il modo di inserirvi la modella. L'opposto (partire dal soggetto modella) possiamo sperimentarlo quando abbiamo più esperienza, sostanzialmente perché la foto deve essere più "costruita" e questo facilmente può odorare di accademismo.

  3. Nel terzo caso il soggetto (principale), a differenza delle altre due classificazioni, è l'ambiente e non la figura.
    Non siamo più nel campo del ritratto, ma questo ci serve per scopi didattici.
    La modella non deve essere riconoscibile, deve essere a figura intera, deve essere di spalle o di profilo, può essere una "sagoma". Questo si ottiene tenendola ad una certa distanza dal punto di ripresa e generalmente "piccola" nel contesto, cosa che dipende anche dall'obiettivo usato.
    Vale a dire il soggetto umano ci serve per dare "gli ordini di grandezza", che è un po' come "dar vita", all'ambiente o al paesaggio che stiamo fotografando.
    Giusto per capirci: l'opposto rispetto al filone artistico "Iperrealista" dove vi sono ambienti e paesaggi senza nessuna traccia di vita apparente. Esprimendo infatti "la morte".
Qualche esempio
  1. profondità di espressione degli occhi e caratterizzazione antropologica
    ritratto puroritratto puro

  2. ambiente chiama, modella risponde... attimo di gioia regalato dal laghetto, ironia senza volgarità o mancanza di rispetto
    ritratto ambientatoritratto ambientato

  3. gli ordini di grandezza: mare infinito e figura piccola - andare verso un luogo
    ambiente e figuraambiente e figura
cominciamo con l'olio di gomito: il lavoro sporco di facchinaggio
  • un primo faticoso esercizio di allenamento (...piacevolissimo nel guardare tante belle modelle...)
Ci porterà via settimane, se non mesi...
Ed è un bene, in quanto ci costringe a meditare e a digerire quanto abbiamo visto.

Internet, per certe cose, è una scatola magica e meravigliosa che fino a pochi anni fa era impensabile. Senza di essa non avremo avuto queste opportunità.
Sfogliamo alcuni siti internet che mostrano fotografie, andiamo su cose di altissimo livello, non faccio nomi... tuttavia proviamo con siti come '500px.com' o le gallerie di 'JuzaPhoto'. Sia chiaro, le foto che salviamo ci servono solo per studio personale! (a scanso di equivoci le foto di questi esempi sono comunque mie...)

Sfogliamo attentamente e catturiamo (...eventualmente col tasto "Stamp" della tastiera) alcune foto - sceltissime - che rientrano - rigorosamente - nei nostri parametri di studio.
Con un programmino tipo "Fastone Image Viewer" (Free e Portable) salviamo le immagini nelle opportune cartelline di studio.
In questo caso lavoriamo su tre cartelline che possiamo chiamare "Learn_Ritratti-Puri", "Learn_Ritratti-Ambentati", "Learn_Ambiente-e-Figure".
In questo modo possiamo vederci poi le serie di foto omogenee e magari creare una sobria presentazione (...con un po' di musica, altro difficilissimo problema che affronteremo su queste pagine) per vederle più facilmente.

Una foto è 'buona per il nostro scopo' se rientra strettamente nei parametri che ci siamo prefissati, oltre ovviamente a colpirci ed eventualmente ammaliarci.

Raccolto un numero opportuno di foto possiamo iniziare ad esaminarle, una ad una, con molta intensità. Niente slide-show-musicato in questo caso, dobbiamo fissare, riposare, scandire, meditare la foto assecondando il nostro ritmo interiore.
Per ogni foto dobbiamo fare una serie di 'analisi', anche tecniche (tempi di posa presumibilmente usati, messa a fuoco e profondità di campo, obiettivo usato, posizione delle luci sia naturali che artificiali, ecc..).
Poi una ricognizione dei vari elementi e della loro disposizione, del colore o dei colori usati, per arrivare alla composizione nel suo insieme.
Tecnica e composizione devono essere visti nel loro insieme: dare 'profondità' al messaggio. Un po' come quando si parla di contenitore e contenuto. Contenitore che mai deve essere elemento estraneo al contenuto, così come la tecnica (fotografica: saper usare obiettivi, focali, messa a fuoco, disporre luci, ecc.) che mai deve essere fine a se stessa. Da questo presupposto ne ricaviamo anche un parametro generale che ci dice "non c'è" una tecnica migliore, ma che dipende da cosa vogliamo esprimere.

A questo punto iniziamo con il nostro esercizio vero e proprio.
Cominciamo cioè a "smontare" e a "modificare" le foto che abbiamo raccolto, per poi ragionarci sopra. Con lo scopo di migliorarle...
E per modificare intendiamo cose come 'invertire specularmente', 'ritagliare' in forma diversa anche portando il formato verticale/orizzontale (portrait/landscape), 'lavorare' sul contrasto, sulla saturazione, sui colori, ecc.
Il bello, o la difficoltà, dell'esercizio sta qui: è estremamente difficile 'migliorare' fotografie già perfette e bellissime!
analizziamo la composizione della foto
Cominciamo come i gamberi, andando alla rovescia, parliamo di ritratto e poi per esemplificare guardiamo foto di paesaggio o ambiente.
Bene, ci renderemo conto, poi, che la composizione di un paesaggio non è poi così tanto diversa dalla composizione di un ritratto. E' il ritratto della Natura, la più bella e disponibile tra le modelle.

Vediamo per prima cosa come la percezione cambia a seconda che il soggetto sia sul terzo di sinistra o di destra.

ambiente e figura

E' evidente nella foto, e naturale nel percepirlo, che il soggetto sta andando verso la casa in alto quasi al cielo, la composizione è equilibratissima e ci permette l'immersione nell'ambiente.
La figura non è predominante e, soprattutto, è in equilibrio (difficile ma carico di tensione emotiva) tra il capire se il soggetto principale è la figura stessa o la casa (e di conseguenza l'ambiente o paesaggio).
I due soggetti stanno nella linea immaginaria tra il lato in basso a sinistra e il lato in alto a destra, una delle 'figure retoriche' del dinamismo.
Le nuvole striate oblique 'rompono' il dogma dell'orizzonte in bolla e rafforzano la linea obliqua della stradina. Possono avere un significato 'grafologico', tendono verso il su, sono positive.
Mi fa sognare ed immaginare di essere io (nel senso di colui che guarda la foto) 'immerso' in quell'ambiente e di 'andare' verso quel magico luogo, anche un po' 'misterioso' in quanto non riesco a vedere cosa c'è al di là. Mistero che tuttavia non è inquietante, nonostante i colori freddi blu e verde, ma sono i colori della natura e donano tranquillità, soprattutto il verde. Rivediamoci anche la teoria dei colori.
Le due quinte di alberi 'rafforzano' tutta la composizione, 'incorniciano' e 'inquadrano', non sono quindi elementi estranei, cioè inutili e di conseguenza 'rumore' negativo. Addirittura, in questo caso, 'tolgono' spazio al fotogramma aumentando il perimetro di cornice (in una cornice rettangolare questo non sarebbe possibile - prova ad immaginare la foto su sfondo nero anziché chiaro...), di conseguenza 'togliendo' spazio al cielo e all'erba ed equilibrando ancor più gli elementi della composizione.
Il 'colmo' è esattamente al centro e 'staticizza' il tutto, regalando grandissima profondità (altra figura retorica) all'immagine. La 'congela', che è una delle 'Chiavi' proprie del 'Media' fotografia.
Con un'inquadratura 'leggermente' dall'alto e 'leggermente' di traverso, esattamente come in un sogno dove il sognatore ha sempre la sensazione di 'levitare' rispetto a quanto sogna. Questo dà 'respiro', apertura, all'immagine.

ambiente e figura

Percepiamo qualche frazione di attimo prima la casa, poi il sentiero, poi la figura (e comunque sia è l'analisi del cervello che ragiona così), ne risulta una composizione leggermente meno equilibrata nel suo insieme, tuttavia ci offre un piccolissimo 'brivido' in più, dona cioè più 'tensione'. In questo caso il soggetto (la figura) riceverà 'la forza' dell'ambiente, un po' come se l'ambiente gli andasse incontro, anziché il contrario.
La salita stessa sembra 'più ripida', principalmente a causa della disposizione delle nuvole.
Acquista più forza 'la foto', con un minor convolgimento 'personale' (non sono io che sto andando verso...) e una maggiore 'profondità' della figura, che diviene 'IL Soggetto'.


Come esercizio proviamo ora lo stesso ragionamento con un ritratto puro.

ritratto puroritratto puro

Suggerisco di ragionare pensando che nella prima foto si tendono a vedere sensazioni che "escono" dal soggetto, mentre nella seconda si tende a "penetrare", nel soggetto, attraverso gli occhi...
Essendo la stessa foto speculare, è chiaro che le sfumature della nostra percezione sono quasi impercettibili, concentriamoci intensamente, poi con ritratti diversi la cosa sarà molto più facile ed evidente.
Copriamo una delle due foto, per non lasciarci influenzare dalla disposizione, e riguardiamo.
In quella di sinistra siamo portati a fermarci nell'occhio al centro (che è anche a destra e più lontano dall'obiettivo) ed è "sfuocato e misterioso".
In quella di destra ha maggior forza la regola dei terzi e 'correttamente' fissiamo più 'staticamente' ed 'intensamente' l'occhio a fuoco e più vicino all'obiettivo. Una caratterizzazione più 'reale e meno sognante' con un convergere di forze (compreso il nostro sguardo) verso il soggetto, quasi un volergli andare incontro e/o entrare nel suo cervello.

Qui possiamo fare anche una considerazione di carattere generale.
Sono stati fatti studi su come il nostro occhio scandisce, ad esempio, una pagina web (sempre riferito al nostro modo 'culturale' di leggere la scrittura, da sinistra a destra).
In breve, e semplificando in pratica, dall'angolo in alto a sinistra (dove infatti generalmente viene messo il logo, somma espressiva e riconoscimento del sito) si scende verso il basso (dove infatti vengono messi i menù, la parte più importante anche come 'àncora' visiva e psicologica) allo spostarsi al centro verso l'alto (dove in genere vi è il titolo dell'articolo) e via via verso destra e verso il basso, 'leggendo' il 'contenuto' (approfondendo il messaggio che cerchiamo). Con il contenuto sempre più 'profondo' e, via via, verso il basso (per definizione la profondità) e a destra.
Il nostro cervello ha la "necessità" di "terminare" il lavoro (in questo caso la lettura) quindi costringerà sempre occhio/mente a trovare un punto di riposo finale verso destra, o quantomeno fermarsi il più a destra possibile. Cioè raggiungere lo stato di tensione più basso il prima possibile (per poi passare ad altro, altrimenti... si annoia...).
Non sempre, ma anche nella visione di una immagine il cervello procede nella stessa maniera, specie quando non vi sono altri modi ("chiavi") di lettura definiti.
Il cervello 'ergonomicamente' usa il primo metodo concettualmente più facile, semplice e meno faticoso, quello cioè semplicemente 'di leggere', metodo oltrettutto rafforzato da millenni di allenamento.
A meno che, ma qui entriamo nel campo della vera arte, quella che riesce anche ad infrangere (positivamente e costruttivamente) le regole e i paradigmi, l'immagine non sia 'stravolta' da altri elementi percettivi costruiti ad arte. Come dire... l'arte va sviluppata 'ad arte'.

Ancora una considerazione.

In questo mondo multimediale, bombardato di testi e immagini, dobbiamo 'riabituarci' a leggere. Tutto, con calma, approfondendo e valutando, riposando sopra una frase o una immagine.
Dobbiamo smettere di leggere il primo pezzettino, la prima mezza riga, per poi saltare via in uno zapping disperato ed ansiogeno. Dobbiamo riappropriarci del tempo.
Solo così, tornando alla fotografia, saremo in grado di 'leggere' una fotografia. Solo così saremo in grado di apprezzare ed inebriarci della vertigine che l'Arte ci dona.
La fotografia permette di 'riappropriaci' dei nostri ritmi interiori di lettura, questa un'altra delle 'Chiavi' proprie del 'Media' fotografia (come anche del 'Media' pittura), al contrario del cinema dove la scansione delle emozioni è dettata dal ritmo del regista.


Passiamo al ritratto ambientato.

Autoironia e dissacrazione, ma senza mancanza di rispetto del luogo.

ritratto ambientato

Percepiamo il luogo (Abbazia di Praglia) e gli attribuiamo il giusto significato, ma la forza "converge" sul ritratto della modella (sta infatti sul terzo a destra).
E' anche figura 'dinamica', la linea principale di sviluppo della foto è l'obliquo dall'angolo alto a sinistra al basso di destra. In questo caso dona 'simpatia e spontaneità' e non 'statico accademismo serioso'.
Se togliessimo tutti gli elementi riconoscibili dell'ambiente, l'espressione della modella sarebbe ancora comprensibile?
Chi guarda la foto sarebbe ancora in grado di "decodificarla"?
Qualche esercizio per il bianco/nero
Nei ritratti, specie nel ritratto puro, molto performante è il bianco/nero, proprio perché sottraendo tutti gli elementi 'superflui' e perfino di 'contorno' l'immagine acquista più forza.
Per costruire una immagine in bianco/nero abbiamo due modi (sempre tenendo presente la premessa in alto...).
Partiamo dall'elemento in B/N fondante la foto per aggiungere 'elementi-necessari-accessori' finché l'idea che abbiamo in mente diviene decodificabile (leggibile) anche al fruitore della foto, oppure partiamo da una opportuna foto a colori e via via togliamo elementi, nel nostro caso il colore.
Questa seconda modalità è la più facile, pratica e percorribile per il dilettante. E permette facilmente di fare esercizio ed esperienza.

L'esercizio consiste nel prendere qualche opportuna foto della raccolta che ci siamo costruiti, sia ritratto puro che ambientato, e con un programma di fotoritocco (consiglio sempre Fastone Image Viewer) togliere il colore (desaturare), anche a piccoli passi.
Ora possiamo ragionare, in particolare su due elementi.
Il primo se la foto è ancora leggibile, cosa imprenscindibile.
Il secondo se la foto così trasformata acquista più caratterizzazione o intensità, cioè se rafforza il messaggio che voleva trasmettere.

Giusto, per capirci di cosa intendiamo, un paio di facili esempi.
Se il punto caratterizzante di un ritratto sono gli occhi di un particolare colore, se togliamo il colore questo valore fondante della foto non è più leggibile (decodificabile) da chi guarda.
Mentre in un ritratto dove "la Luce", ad esempio un raggio di luce d'ambiente, è l'elemento fondante per dar vita al ritratto, allora probabilmente il colore è elemento superfluo, forse anche di disturbo, e possiamo toglierlo.

La luce, per definizione, è bianca, e illumina (viene riflessa e quindi fa vedere), è la somma di tutti i colori e la sua mancanza il nero (che assorbe 'come un buco nero' tutti i colori), l'oscuro non visibile. Tra questi due estremi l'esplosione dei colori, uno dei tanti doni che ci regala la Natura.
un altro esercizio utile per trovare il 'punto focale' della foto
Sempre con un ritratto, a mezzobusto o solo la faccia possibilmente con entrambi gli occhi e la bocca in vista, facciamo con gli occhi una scansione di tutto il fotogramma, un po' come fossimo uno scanner piano, guardiamo (anzi leggiamo) cioè "sistematicamente" tutta la superficie, riga per riga, colonna per colonna. Senza preoccuparci di analisi particolarmente sofisticate, ci basta "leggere" con attenzione guardando "tutti" i dettagli, anche quelli che non sono fondamentali o sono solo di contorno.
Ora concentriamo il nostro sguardo solo sulla faccia, possiamo fare una lettura che gira attorno ai contorno della faccia e poi una specie di spirale via via sempre più verso il centro della faccia. Importante è sempre la concentrazione, leggere i dettagli.

Fatto questo saremo un po' frastornati, probabilmente non riusciamo a capire il senso della foto, abbiamo una indigestione di dettagli che ci appaiono quasi senza un senso compiuto.
Ora, per un attimo, rilassiamo la mente e rilasciamo tutti i pensieri e svuotiamoci da quanto abbiamo scandito. Lasciamo andare i nostri occhi cercando di non pilotarli con la mente.
Quasi sempre i nostri occhi finiranno per "fermarsi" nel guardare uno dei due posti più caratterizzanti del volto: o la bocca o gli occhi.
Più probabile gli occhi, se la bocca non ha espressioni particolari che ne fanno l'elemento caratterizzante la foto.
A volte possono essere altri gli elementi dove il nostro sguardo si ferma, a "riposare", che corrisponde, come abbiamo visto prima, al punto dove il cervello si ferma perché ha "terminato" il lavoro di lettura. Tuttavia perché si verifichi quest'ultimo caso è neccessario che la foto contenga degli elementi "guida" che facciano in modo che il nostro sguardo sia diretto in quel preciso elemento della foto. E questo o è voluto appositamente dal fotografo, e qui si capisce la bravura, la consapevolezza e la lucidità, vale a dire l'arte di quel fotografo, oppure, molto più spesso, per pura casualità più o meno "guidata" dalla sensibilità "inconscia" di quel fotografo.

Però, osserviamo bene il nostro comportamento, ci fermeremo con più probabilità nel guardare gli occhi della modella.
Prestiamo ancora più attenzione al nostro modo di leggere la foto e osserviamo che il nostro sguardo si fermerà con più probabilità sull'occhio a destra. Anche se esso può sembrare il 'meno importante' o addirittura sfumato o sfuocato. Sempre che, come detto a proposito della bocca o degli altri elementi, il nostro sguardo non sia guidato ad arte sull'occhio a sinistra.
E questo per i motivi che abbiamo detto a proposito di come il nostro occhio/mente scandisce una superficie definita ad immagine.

Ora possiamo trarre la considerazione che proprio l'elemento dove il nostro sguardo si ferma è l'elemento "focale" della foto e quasi sempre, in maniera voluta o casuale, questo corrisponde all'elemento "fondante" quella foto.
E se a quel punto, oltre a portare a "riposare" il cervello, quell'elemento riesce a "risvegliare" il nostro cuore, cioè ci dona delle emozioni, allora quella è una bella foto, forse anche un'opera d'arte.


continua... a presto