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.:. piccolo corso di fotografia e tecnica fotografica .:.

paesaggio e fotografia paesaggistica - landscape photography

La prima domanda da porsi: a che ci serve una foto-cartolina nell'inflazionatissimo settore delle foto paesaggistiche e panoramiche che saturano depliants turistici, libri 'fotografici', siti web e le ormai preistoriche cartoline postali?
Più facile dire cosa 'non è' la fotografia paesaggistica.
Non è un ritratto o foto-ricordo 'in ambiente' e nemmeno una situazione di sport (come l'alpinismo) o di reportages in ambiente (come la descrizione di un itinerario) e nemmeno la fotografia naturalistica vera e propria quali le foto di fauna e flora o comunque situazioni naturalistiche e macro, non è foto di architetture.
Maestro di quest'arte è stato Ansel Adams.

S'intravvede che la foto paesaggistica è arte estremamente difficile (ma tutte le arti lo sono).
E non tanto per gli aspetti tecnici o, in maniera più dispregiativa, tecnicistici. Fotografare in ambiente è tutto sommato facile, niente flash e numeri guida, niente luci artificiali da controllare, il bilanciamento del bianco piazzato su 'sole' o con qualche minima correzione, l'esposizione può essere perfino automatica e il fuoco fissato sull'infinito, tempo, spazio, privacy, persone che mettono ansia e fretta non sono un problema...
Stiamo parlando di fotografi 'normali', principianti evoluti e appassionati, non di foto basculate e banchi ottici... e, inevitabilmente, mi vengono alla mente le gite con l'amico Renato in posti alpinisticamente spaventosi come le Pale di San Lucano (lui è perfino salito in vetta alla Torre Venezia in Civetta) con la macchina a banco ottico e il 'lenzuolino' per fare una specie suffumigio con il vetro smerigliato! A quel tempo ambivamo superare il maestro Ansel Adams!
Ora ci basta 'semplicemente' il cavalletto e il braketing fatto manualmente con leggere variazioni di esposizione.

Il soggetto è l'orizzonte, inteso come il pentagramma del rigo in uno spartito musicale.
Da riempire con le note dell'ambiente.
La difficoltà consiste nell'estrarre le peculiarità di quel determinato orizzonte e fissarle in un supporto che deve restituire l'emozione di quel luogo, anzi dell'attimo in quel luogo.

Il rischio grosso è la banalità, la cartolinata, il tramonto esotico, l'effettaccio speciale.
Concettualmente per certi aspetti, pur lontanissimi se non opposti nell'aspetto tecnico e nel modo operativo, il paesaggio assomiglia al ritratto di una bella modella.
Deve ipnotizzare.
E in questo caso la modella è la più bella, disponibile e paziente di tutte le modelle: la Natura stessa come elemento fondante e portante della geologia e delle stagioni, della luce del sole del giorno della notte, della flora della fauna e della vita.

Come sempre, regole, misure e classificazioni sono sempre stupidaggini didattiche, in realtà l'orizzonte delle situazioni è molto sfumato e sfaccettato e le regole cose da sapere e digerire, e... spingere fuori.
Anche in questo settore ne veniamo a capo con la progettazione del messaggio che vogliamo esprimere.

Innanzitutto, sembra ovvio ma spesso non lo è, la foto paesaggistica deve far vedere il luogo, ed anche (questo a mio avviso) fare in modo che sia riconoscibile, possiamo parlare di due filoni.
Nel primo la riconoscibilità del luogo è determinante perché entra a far parte integrante del messaggio : se descrivo le Dolomiti devono esserci delle carateristiche che si ritrovano solamente in quei luoghi e che permettano una facile individuazione da parte di colui che guarda la foto. In altre parole si deve capire che sono le Dolomiti (intese in senso generico) anche senza una didascalia (quella serve per la descrizione della 'nomenclatura' di quel paesaggio) e non lasciare all'immaginazione e all'ambiguità del luogo, oppure, ad esempio, far vedere aspetti naturalistici che tuttavia non sono esclusivi delle Dolomiti e che potrebbero stare anche altrove.
Nel secondo possiamo mettere in risalto il paesaggio come 'non luogo' e ci serve per sviscerare quei concetti ai confini con l'immaginazione, il sogno, l'idealizzazione, l'astrattismo, la stratificazione culturale: memorabili le foto di Fontana.

Senza tuttavia varcare i confini dell'arte astratta, per quella lasciamo spazio nella pittura.
Quanto alla riconoscibilità per le Dolomiti la cosa è (forse) facile, più difficile quando si tratta di luoghi più anonimi: in questo caso sono comunque guidato dall'idea di far conoscere quel preciso luogo, altrimenti resto in una terra di mezzo tra 'luogo' e 'non luogo' e questo, dal punto di vista del messaggio, porta ad un risultato disastroso.
paesaggio, landscape

la fotografia panoramica - panoramic landscape photography

La panoramica è una particolare specializzazione, tipica e quasi esclusiva della foto paesaggistica, che sfrutta la lunghezza del formato per esaltare l'orizzonte e l'identificazione del luogo.
In questo settore anche la panoramica d'architettura diviene foto paesaggistica.
Spesso si parla di 'realtà virtuale', cosa a mio giudizio errata o quantomeno ridondante: la 'realtà' è una sola, quella reale, e quanto al virtuale qualsiasi fotografia (o quasi) è una riproduzione 'virtuale' della realtà.
E' una definizione che, generalmente, si applica a foto visibili con appositi programmi interattivi e che abbraccia tutto l'orizzonte (anche un interno ha un suo orizzonte) a 360 gradi e/o a sfera. Altra cosa sono immagini artificiali e programmi interattivi, in questo caso la definizione è più appropriata.
Non mi occuperò di questo e nemmeno delle fotografie montate su programmi interattivi. Parlerò solamente di fotogrammi in sequenza, legati (con appositi programmi) a formare una unica fotografia che abbraccia un vasto angolo fino ad arrivare a 360 gradi d'orizzonte. Ammetto che non mi sono particolarmente simpatiche le foto interattive di realtà virtuale, preferisco le foto-foto 'statiche' visualizzate direttamente o stampate.

Vediamo come realizzare una foto panoramica di ampio angolo.

Il cavalletto... (vedi anche appunti sparsi: cavalletto o mano libera)
Sembrerebbe essere l'accessorio fondamentale, come fondamentale dovrebbe essere la bolla per posizionare correttamente in orizzontale tutto il sistema.
In realtà, anche in questo settore, non facciamoci preconcetti. Dipende sempre dalla situazione e dal soggetto da ritrarre, quasi sempre si ricade nelle stesse problematiche della fotografia tradizionale.
Solo in alcuni casi il cavalletto è obbligatorio. Quando si lavora con poca luce e tempi lunghi. Quando si vuole realizzare una visuale a 360 gradi, perché è praticamente impossibile a mano mantenere la linea dell'orizzonte perfetta fino al termine del giro. Quando vi sono oggetti o persone molto vicini all'obiettivo ed è necessario controllare il più possibile il 'parallasse'.

Gli obiettivi...
Non esiste una regola generale, dipende dal risultato e dall'effetto che voglio ottenere, tuttavia sono superflui i teleobiettivi. Il range degli obiettivi utili va dal fish-eye al grandangolare spinto (20mm di focale), al 35mm (la focale più utile e utilizzata), al 50mm, fino ad arrivare alla focale 100mm utile per profili montuosi in lontananza.
Il fish-eye ha un utilizzo molto particolare (e particolarmente difficile) quasi esclusivamente (per questo genere di lavoro) per foto da visualizzare con i programmi interattivi. Vanno scattate 2-4 foto e poi montate come si trattasse di riunire una arancia tagliata a metà.
Più bassa è la focale e più le foto saranno deformate, tuttavia questo tipo di obiettivi può portare a risultati di grande suggestione e soprattutto di 'spazialità'. Con i grandangolari estremi diviene più difficile l'aspetto compositivo.
Più ci si avvicina al 50mm e più la foto sarà naturale, diviene più facile la composizione, ma si rischiano foto 'piatte' e banali. Utile per i paesaggi montuosi in lontananza.

Nella foto sopra, le Tre Cime di Lavaredo a 360 gradi con l'obiettivo 10mm DX.

Escludendo il fish-eye, vanno scattate una serie di foto in sequenza, da sovrapporre in post-produzione con apposito programma.

Le impostazioni della macchina fotografica...
Partiamo dal presupposto di utilizzare una reflex. Predispongo per il tutto manuale, dall'esposizione, alla messa a fuoco, all'impostazione fissa degli Iso e, importante, all'impostazione manuale del bilanciamento del bianco.
La sequenza di scatti dovrà, necessariamente, avere la medesima impostazione, compresa la messa a fuoco e la focale dello zoom (se non uso una più performante una focale fissa).
La messa a fuoco diviene critica quando ci sono cose o persone relativamente vicine, ecco che allora devo sfruttare al massimo la profondità di campo e l'iperfocale. Per soggetti lontani, come le montagne, è più facile e va ovviamente bene l'infinito.
Molto problematica è, invece, l'esposizione. Senza considerare i normali problemi della coppia tempi/diaframmi, sostanzialmente si dovrà trovare l'esposizione media di tutto il fotogramma (nel senso del panorama che verrà montato dai vari singoli fotogrammi a formare un unico fotogramma).
Con la macchina in mano e l'esposizione automatica attivata, mi sposto ad esplorare tutta l'area interessata, concentrandomi a guardare i valori dell'esposimetro e facendo una media tra i volori molto chiari e quelli scuri mi faccio un'idea dell'esposizione 'media'. A questo punto inquadro quello che dovrebbe essere il punto focale o soggetto principale (se c'è) della foto e faccio una media tra il valore medio 'generale' e l'esposizione corretta del soggetto principale.
Sempre che non si vogliano esposizioni particolari (per esempio tramonti).
Ora imposto in manuale l'esposizione con il valore che mi serve.
Con le macchine compatte tascabili teoricamente la faccenda è più semplice, basta settarla per l'apposito programma ed esposizione, fuoco, zoom, vengono bloccati ai valori del primo fotogramma, inoltre il visore ha una funzione di aiuto nell'inquadratura.
In realtà con queste macchine ottenere un risultato almeno sufficente è più difficile. La focale raramente si avvicina ai grandangoli, inquadrare con il piccolo visore può essere estremamente difficile, meglio con il mirino che permette migliore concentrazione, ma che nelle compatte è piccolo, poco luminoso e senza l'utilissima griglia di riferimento. Senza cavalletto la piccola e leggera macchina è difficile da mantenere in posizione.
L'esposizione bloccata sul primo fotogramma può portare a risultati pessimi. Un trucchetto: scatto il primo fotogramma sul soggetto principale, così la macchina si setta e blocca su quelle impostazioni, poi inizio la sequenza buona, sempre da sinistra a destra. Infine elimino il primo fotogramma.

Sequenza, direzione e modalità di scatto...
Il punto dove inziare gli scatti dipende dalla composizione che voglio ottenere, posso mettere il soggetto principale all'inizio della sequenza oppure alla fine.
Scatto da sinistra a destra e in 'verticale' (formato portrait).
In questo modo 'avanzo' spazio sopra e sotto che può servire per recuperare errori di movimento di macchina, oppure per non inclinare la prospettiva ad evitare le linee cadenti e ritagliare (ad esempio) tutta la parte sotto superflua. Altro motivo importante, per lavorare 'in verticale', è il fatto che sui due lati lunghi del fotogramma l'obiettivo peggiora la qualità del fotogramma e introduce qualche distorsione, che nella sequenza sarà in alto e in basso e sarà possibile tagliarlo.
Se la macchina lo permette, torna utile il retino del mirino per i punti di riferimento sul paesaggio e scatto la sequenza abbastanza velocemente. Ogni fotogramma conterrà un tratto di paesaggio per un terzo del fotogramma precedente e il fotogramma seguente conterrà un terzo di quello corrente. Pertanto il fotogramma corrente conterrà il terzo centrale di immagine in esclusiva e non condivisa con altri fotogrammi.
Se, per esempio, vi sono delle persone indesiderate che continuano a muoversi nel mio paesaggio, aspetto di scattare quel fotogramma finché non si spostano, col risultato di ricavare una panoramica senza persone. Se si lavora senza cavalletto la faccenda può essere controproducente perché rischio di perdere i punti di riferimento.

Programma per il montaggio della panoramica...
Ne esistono diversi.
Normalmente, per le foto da pubblicare sul web, uso Photoshop Elements. Fa praticamente tutto in automatico, e molto bene.
Per qualcosa di più sofisticato, con la regolazione molto complessa di tutti i parametri e risultati di altissimo livello, provare il programma Hugin (Open Source, anche in Italiano).
Altro programma molto interessante, per le foto in Hdr e poi creare foto panoramiche (Open Source, anche in Italiano), è Luminance HDR.
Questi programmi li trovi in sourceforge.net.
Vedi anche Hdr - High Dynamic Range per approfondimenti.

fotografie paesaggistiche e panoramiche : persone sì, persone no

Da un lato un paesaggio 'crudo', nudo di qualsiasi forma di vita, anche vegetale, solo sassi e panorami lontani, senza movimento, edifici ed architetture completamente vuoti, senza vita, un po' come per la corrente artistica 'iperrealistica', che alla fin fine ritrae la morte.
Dall'altro l'ambiente quale supporto alla vita, con al vertice la figura umana.
E nel mezzo la tipica foto 'da cartolina', genere molto fecondo in questo campo.

Senza persone e, ancor più estremo, senza forme di vita possiamo arrivare ad esprimere situazioni molto drammatiche (sempre parliamo di paesaggio).
Addirittura senza movimenti (come l'acqua) si possono ottenere immagini inquietanti.
Oppure esaltare le forme di una architettura o aspetti della natura impossibili da cogliere con altri mezzi.
Spostandoci nel campo meno estremo avvicinandoci alla foto 'da cartolina', per non cadere nell'insidia della banalità e nel piattume fotografico è comunque più producente cercare di mettere in risalto quell'ambiente per esempio con obiettivi grandangolari anziché con focali 'normali'. Il teleobiettivo, se non si è smaliziati ed esperti, pur facile da utilizzare porta a foto paesaggistiche 'piatte'.
Difficile il lavoro con il grandangolare, possiamo richiamare certe regole e valorizzare le nuvole con l'orizzonte basso o il terreno sottostante con l'orizzonte alto.
Delle architetture, comunque non si tratta di 'foto di architettura', ma pur sempre paesaggistica come possono essere le skyline delle città oppure edifici isolati o che comunque 'interagiscono' con l'ambiente circostante, bisogna far risaltare le geometrie, recuperare le simmetrie, ecc.

Mettere delle persone su foto paesaggistiche, invece, porta a foto più tranquillizzanti, più morbide, ci donerà la bella ed emozionante sensazione di essere noi visualizzatori della foto a stare in quel luogo ad ammirare quel paesaggio.
Il paesaggio ci apparirà più 'naturale'.
Fotograficamente ci permetterà di cogliere le proporzioni di quell'ambiente, oppure dare un senso di spazialità e la misura delle distanze.
Naturalmente servono alcune precauzioni.

Attenzione, stiamo parlando di foto paesaggistica e non di ritratto o foto-ricordo 'in ambiente' e nemmeno di sport (come situazioni d'alpinismo).
Praticamente sempre è controproducente che le persone siano direttamente riconoscibili.
Quasi sempre (ma anche questa non è una regola) la figura, o le figure, umana è a formato intero, anche abbastanza lontana, di spalle o di traverso.
Tranne il caso di foto di piazze o luoghi molto affollati dove il nostro scopo è esaltare quell'assembramento, la foto conterrà solo una o pochissime persone.
Ovviamente, come sempre, l'atteggiamento delle persone ritratte non deve essere 'casuale' o 'banale' o 'esagerato', il più delle volte servono semplicemente posizioni 'neutre' discrete e non troppo invadenti.
E sempre su di un lato del fotogramma, il protagonista è il paesaggio, l'uomo l'ospite del Creato.
vedi anche

note e approfondimenti

Belluno virtuale dreamerlandscape